The documentary. « Return to Qaraqosh: last home of Christians in Iraq », AVVENIRE, Italian Bishops newspaper, article by Luca Geronico Friday 22 December 2017

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/rientro-a-qaraqosh-ultima-casa-dei-cristiani-diraq

The new documentary by Elisabetta Valgiusti broadcasts on USA EWTN TV: the reconstruction started “but they suffer as in the past”. “The school of the Dominican nuns of Saint Catherine of Siena of Mosul has reopened. Even the cultural center of St. Paul in Qaraqosh has restarted its own activities including theater for children and crafts courses “, explains Elisabetta Valgiusti. «Return to Qaraqosh: last home of the Christians of Iraq» This is, for the Italian director, the icon of the rebirth of Qaraqosh: «They are very busy to work, those who have returned: the churches have been all cleaned up and the houses, those less damaged, are going to be repaired. ” She returned from the Nineveh Plain a few days ago, the Italian documentary filmmaker who is also president of “Save the Monasteries ” (Salvaimonasteri) (https://www.facebook.com/Savethemonasteries) It is natural, for Valgiusti who has attended the Nineveh Plain since 2005 and has produced five documentaries there, to line up images and emotions – as in one mental “photo gallery” – on the last Christian community of Iraq. “They were one true “Christian society” very well organized and with a middle class well-off, “explains Valgiusti. Three years spent in refugee camps with the mirage – for those who have not chosen the exodus – to be able to return to Qaraqosh, the last fully Christian citadel after the fall of Saddam Hussein and the terrible civil war in which the long post-war era had been transformed. Yet, between the belt of Christian villages in the Nineveh Plain, life seemed to flow calm and serene. Since last spring, when Mosul was still fighting against the Islamic Caliphate, the first returns. And now the effort to restart new every aspect of social life: “Schools have reopened, the first ones restaurants, agriculture is restarting». But all in great political uncertainty. And not just that: «To do about 50 kilometers separating Erbil from Qaraqosh, a road that took usually half an hour, now it takes three hours: I had to pass one dozen checkpoints. ” Different formations that, for various reasons, control every minimum movement. A situation of precariousness and uncertainty that seems to have intensified after the failure of the referendum for independence on 25 September. “Now, those who have returned are suffering more than they thought. You see it engraved on their faces “, continues Elisabetta Valgiusti. There is “a hurry” in those who returned: 15-20 thousand at most on a population before 2014 of about 50 thousand inhabitants. “A fury to rebuild.” It almost seems like a race against the time, to show that there is still a place to live in Iraq for the very ancient Christian communities that speak in Aramaic. A race against the time, to convince those who wait only for a visa to expatriate to stay. «Back to Nineveh», the “Return to Nineveh” is the title of the latest film produced by “Save the monasteries” broadcast on December 31st at 10am evening on EWTN TV – US Catholic broadcaster – and in reply on 4 and 6 January. I have in mind some ideas to help this community, one is to promote the restauration of Old Tahira Church in Qaraqosh, an ancient chapel with Aramaic inscriptions », explains Elisabetta Valgiusti. A symbol of a possible rebirth, “trying not to create a” new Kosovo “with monasteries guarded by soldiers but without more Christian communities around ». Back to Niniveh, return to Nineveh. A challenge to play.

Versione italiana

Il documentario. «Rientro a Qaraqosh: ultima casa dei cristiani d’Iraq», AVVENIRE, Luca Geronico venerdì 22 dicembre 2017 Il nuovo video di Elisabetta Valgiusti in onda sulle tv Usa: la ricostruzione è partita «però soffrono come in passato». «La scuola delle suore domenicane di Santa Caterina da Siena di Mosul ha riaperto. Pure il centro culturale San Paolo a Qaraqosh ha fatto ripartire le sue attività fra cui  il teatro per i ragazzi e i corsi di artigianato», spiega Elisabetta Valgiusti. È questa, per la regista italiana, l’icona della rinascita di Qaraqosh: «Sono impegnatissimi a lavorare, quelli che sono ritornati: le chiese sono state tutte ripulite e le case, quelle meno danneggiate, stanno per essere riparate». È rientrata da pochi giorni dalla Piana di Ninive la documentarista italiana che è pure presidente dell’associazione “Save the Monasteries” (Salvaimonasteri). https://www.facebook.com/Savethemonasteries/      Youtube.com/Savethemonasteries       http://savethemonasteries.org/index.php/it/ Naturale, per chi ha frequentato la Piana di Ninive dal 2005 e ha prodotto cinque documentari, mettere in fila immagini ed emozioni – come in una “foto gallery” mentale – sull’ultima comunità cristiana del-l’Iraq. «Erano una vera “società cristiana” molto ben organizzata e con una classe media benestante», spiega Valgiusti. Tre anni passati nei campi profughi con il miraggio – per chi non ha scelto l’esodo – di poter tornare a Qaraqosh, l’ultima cittadella interamente cristiana dopo la caduta di Saddam Hussein e la terribile guerra civile in cui si era trasformato il lungo dopoguerra. Eppure, fra la cintura dei villaggi cristiani nella Piana di Ninive, la vita sembrava scorrere calma e serena. Dalla scorsa primavera, quando a Mosul si combatteva ancora contro il Califfato islamico, i primi rientri. E ora lo sforzo di far ripartire di nuovo ogni aspetto della vita sociale: «Le scuole hanno riaperto, i primi ristoranti, si sta riavviando l’agricoltura». Ma il tutto in una grande incertezza politica. E non solo quella: «Per fare i circa 50 chilometri che separano Erbil da Qaraqosh, una strada che si percorreva in circa mezz’ora, ora ci vogliono tre ore: ho dovuto passare una dozzina di check-point». Diverse formazioni che, a vario titolo, controllano ogni minimo movimento. Una situazione di precarietà e incertezza che pare essersi acuita dopo il fallimento del referendum per l’indipendenza dello scorso 25 settembre. «Ora, quelli che sono rientrati, stanno soffrendo più di quanto pensassero. Lo vedi inciso sui loro volti», prosegue Elisabetta Valgiusti. Vi è «una furia» in chi è ritornato: 15-20mila al massimo su una popolazione prima del 2014 di circa 50mila abitanti. «Una furia di ricostruire». Sembra quasi una corsa contro il tempo, per dimostrare che c’è ancora un posto dove vivere in Iraq per le antichissime comunità cristiane che parlano in aramaico. Una corsa contro il tempo, per convincere chi aspetta solo un visto per espatriare a restare. «Back to Ninive», il “Ritorno a Ninive” è il titolo dell’ultimo docu-film prodotto da “Save the monasteries” in onda il 31 dicembre alle 10 di sera su EWTN TV – emittente cattolica Usa – e in replica il 4 e il 6 gennaio. «Il mio progetto, per aiutare questa comunità, è di riuscire a restaurare la cappella della chiesa dell’Immacolata vecchia dell’XI secolo, una antica cappella con scritte in aramaico», spiega Elisabetta Valgiusti. Un simbolo di una rinascita possibile, «cercando di non creare un “nuovo Kosovo” con monasteri presidiati dai soldati ma senza più comunità cristiane attorno». Back to Niniveh, ritorno a Ninive. Una sfida tutta da giocare.